O tutti o nessuno, dalla crisi dell’euro non si esce uno stato per volta

Le Borse europee hanno limitato i danni in chiusura di giornata, ma l’estrema volatilità di indici azionari e rendimenti sui titoli di stato porta con sé un messaggio chiaro e non del tutto rassicurante: caos greco o non caos greco, nessun paese può pensare di uscire da solo dalla crisi dell’euro. Ieri sera Panagiotis Pikramenos, primo ministro del governo provvisorio di Atene designato dal capo dello stato, ha iniziato a stilare la lista dei ministri del governo ad interim che dovrà traghettare il paese alle elezioni di giugno.
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Le Borse europee hanno limitato i danni in chiusura di giornata, ma l’estrema volatilità di indici azionari e rendimenti sui titoli di stato porta con sé un messaggio chiaro e non del tutto rassicurante: caos greco o non caos greco, nessun paese può pensare di uscire da solo dalla crisi dell’euro. Ieri sera Panagiotis Pikramenos, primo ministro del governo provvisorio di Atene designato dal capo dello stato, ha iniziato a stilare la lista dei ministri del governo ad interim che dovrà traghettare il paese alle elezioni di giugno, dopo che il voto del 6 maggio non ha garantito una maggioranza parlamentare ai maggiori partiti europeisti. Ma un esecutivo ad interim, per di più in attesa di una consultazione che si annuncia come un referendum sull’euro, non è abbastanza per tranquillizzare gli investitori. Non si fidano nemmeno i cittadini greci, a giudicare dalle statistiche in arrivo dagli sportelli bancari: tra lunedì e martedì la popolazione avrebbe ritirato 800 milioni di euro dai depositi bancari; addirittura 1,2 miliardi di euro per il Financial Times, quasi l’uno per cento di quanto resta nei forzieri degli istituti di credito.
Ma anche se i report delle banche d’affari sui costi di un’eventuale fuoriuscita del paese dalla moneta unica si sprecano, nessuno può davvero quantificare quanto peserà l’effetto del contagio finanziario sul resto dell’Unione. Per questo il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy, non ha glissato sugli scenari più cupi nel suo discorso mattutino nel Parlamento di Madrid: “Al momento per noi spagnoli c’è un rischio concreto di essere tagliati fuori dai mercati, oppure di dover pagare tassi astronomici”. Detto fatto, il rendimento dei Bonos iberici è arrivato al 6,49 per cento, e lo spread tra Bonos e Bund tedeschi è salito al massimo storico, 507 punti, segnalando un rischio percepito come elevatissimo da parte dei potenziali acquirenti di titoli di stato. Nelle prime contrattazioni di giornata, a ricordare che o si esce dalla crisi come Unione europea o l’Unione europea affonda, anche lo spread tra Btp italiani e Bund è arrivato a 471 punti (secondo Reuters) o 454 (secondo Bloomberg), comunque in alto come non accadeva ormai da settimane.
Lo spread Btp-Bund ha poi chiuso a quota 430 e Piazza Affari ha perso solo 0,21 punti, anche perché nel pomeriggio l’Italia ha incassato una promozione da parte del Fondo monetario internazionale, i cui emissari hanno tenuto una conferenza stampa alla fine della loro missione di valutazione: il paese “è sulla strada giusta e ha fatto progressi rimarchevoli negli ultimi sei mesi”, ha detto Reza Moghadam, direttore del Dipartimento europeo del Fmi, parlando accanto al primo ministro, Mario Monti. I “venti contrari” però restano e, pur essendo appurato che le politiche di stabilizzazione messe a punto dai tecnici sono “la condizione per rilanciare la crescita”, ora “bisogna fare di più sul fronte della crescita stessa”. Secondo l’organizzazione internazionale, il fisco resta un tema da affrontare e non con ulteriori inasprimenti: “Il taglio delle tasse ridurrà l’evasione, perché più sono elevate le aliquote più aumenta l’evasione. C’è quindi bisogno di un riequilibrio”. Monti, come noto, intende avviare questo percorso evitando l’aumento dell’Iva in autunno attraverso necessari tagli della spesa pubblica. Perciò ieri, dopo aver precisato che “se per fase uno parliamo di gestire una crisi che comporta ancora aspetti di emergenza siamo ancora nel pieno della fase uno”, ha ribadito: la spending review “non sia uno sforzo effimero, ma entri in modo duraturo e strutturale nella cassetta degli attrezzi della Pubblica amministrazione”. Monti comunque ha detto di non aver “mai usato la parola ‘austerità’” e di aver avuto sempre lo sviluppo economico come obiettivo. Per assicurare la crescita, sostiene il Fmi, approvazione della riforma del lavoro e ricapitalizzazione delle banche sono altri due dossier su cui il governo dovrà impegnarsi. Quanto all’auspicata “unione monetaria più stretta”, questo non può essere soltanto compito di Roma.
Si torna quindi al focolaio greco e più in generale alle difficoltà di tutti gli stati membri dell’Eurozona, alle prese con una crescita anemica – se non negativa, come in Italia – e bilanci pubblici inservibili per adottare misure di stimolo in deficit. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha detto di avere la “volontà” che Atene resti nell’euro. Medesimo auspicio da parte del presidente della Bce, Mario Draghi. Allo stesso tempo però la Bce avrebbe cessato di fornire liquidità alle banche elleniche nelle consuete aste di rifinanziamento. Lo rivela la Dow Jones citando fonti dell’Eurotower, mentre secondo la Reuters le banche greche escluse sono soltanto quattro. Francoforte non reputa questi istituti “controparti solventi” a cui prestare “in cambio di collaterali adeguati”. Continueranno invece i finanziamenti emergenziali.